Reacting to React: setup a base project

I wanted to have a step by step procedure to have a basic React project to fiddle with, without using some online service like JSFiddle.

Maybe I’m an old-fashioned developer, but I like to have the source code for my experiments on my hard drive, always available, even when I’m offline. That’s also why in the examples below I download every single library.

So let’s start!

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Un regalo dal passato

(Sorry English friends, this post is in Italian 🙂 )

Oggi stavo mettendo ordine tra le mie cose, quando è spuntato fuori questo foglio, macchiato e strappato:

intro_commedia_tetillo

È la bozza dell’apertura di una commedia organizzata al quarto anno del liceo. Questo il testo (la mia grafia è sempre stata semi-illeggibile):

Buonasera a tutti

Eccoci qua per la seconda volta forse più emozionati dello scorso anno.

Questo è stato un anno molto particolare per noi e per la nostra scuola; molte sono state le difficoltà che si sono presentate; all’inizio siamo stati costretti a trasferirci in un edificio nuovo mancante di qualsiasi spazio per attività sportive o extra-curricolari come il nostro progetto teatrale.

In seguito ci siamo trovati di fronte alla necessità di andare in doppio turno per sopperire alla mancanza di aule e quindi oltre allo spazio questa volta ci è mancato anche il tempo da dedicare alla preparazione di questa commedia

Tutti questi ostacoli però non ci hanno impedito di portare avanti questo progetto a cui tenevamo molto e così abbiamo provato a scuola anche di pomeriggio facendoci spazio fra i banchi, determinati a proseguire questo cammino che sentivamo con unico modo per offrirci un momento per ridere e per non pensare…

Quindi abbiamo scelto questa commedia, “Tetillo” di E. Scarpetta per celebrare l’autore ma soprattutto perché ricca di momenti comici e situazioni paradossali. Non manca inoltre il coinvolgimento di voi spettatori da parte dei personaggi che più volte esprimono i propri pensieri e dubbi rendendovi partecipi della vicenda.

Noi recitando ci siamo divertiti, speriamo che voi non recitiate nel divertirvi.

Vi auguriamo una buona serata in nostra compagnia.

Era un momento completamente dimenticato: io ho fatto il liceo nel mio paese, in una scuola che non esisteva prima che noi la “inaugurassimo”. Niente laboratori, niente palestra, niente lavagne multimediali, niente…insomma, avete capito l’antifona.

Al quarto anno ci spostammo in un altro edificio, un vecchio palazzo rimodernato che avrebbe dovuto ospitare la biblioteca. Se nella vecchia sede eravamo riusciti a legare un filo tra due alberi per fare qualche partita a pallavolo, qui non c’era assolutamente nulla. E, ad aggiungere il danno alla beffa, a Gennaio ricevemmo la notizia che avremmo iniziato i doppi turni.

Le ore di Educazione Fisica sarebbero passate così, nell’attesa di poter fare una partita a ping-pong, se non fosse stato per la nostra professoressa. Lei era stata un’attrice in una compagnia teatrale, e ci aveva proposto questa storia del teatro. Noi accettammo, un po’ per gioco, e ad oggi è uno dei ricordi più belli che ho del periodo scolastico.

Ricordo che era proprio complicato: avevamo a malapena le aule per le lezioni, quindi per provare dovevamo mettere i banchi l’uno sull’altro e poi rimetterli a posto.

Ma alla fine, siamo riusciti a fare la commedia. A ripensarci adesso, a distanza di più di dieci anni, avremmo avuto tante ragioni per non fare nulla, per lamentarci dello stat0 delle cose. E invece siamo andati avanti, nonostante le difficoltà. E non è un caso secondo me se molte delle persone che hanno partecipato a quell’esperimento oggi siano più che realizzate.

Per una volta posso guardare al me stesso del passato e imparare qualcosa che avevo dimenticato.

Finale commedia 2004

Io vulesse truvà pace

Io vulesse truvà pace;
ma na pace senza morte.
Una, mmieze’a tanta porte,
s’arapesse pe’ campa’!
S’arapesse na matina,
na matin’ ‘e primavera,
e arrivasse fin’ ‘a sera
senza dì: ‘nzerràte llà!

Senza sentere cchiù ‘a ggente
ca te dice: io faccio…,io dico,
senza sentere l’amico
ca te vene a cunziglia’.

Senza senter’ ‘a famiglia
ca te dice: Ma ch’ ‘e fatto?
Senza scennere cchiù a patto
c’ ‘a cuscienza e ‘a dignita’.

Senza leggere ‘o giurnale…
‘a nutizia impressionante,
ch’è nu guaio pe’ tutte quante
e nun tiene che ce fa’.

Senza sentere ‘o duttore
ca te spiega a malatia..
‘a ricett’ in farmacia…
l’onorario ch’ ‘e ‘a pava’.

Senza sentere stu core
ca te parla ‘e Cuncettina,
Rita, Brigida, Nannina…
Chesta sì…Chell’ata no.

Pecchè, insomma, si vuo’ pace
e nun sentere cchiu’ niente,
‘e ‘a spera’ ca sulamente
ven’ ‘a morte a te piglia’?

Io vulesse truva’ pace
ma na pace senza morte.
Una, mmiez’ ‘a tanta porte
s’arapesse pe’ campa’!
S’arapesse na matina,
na matin’ ‘e primavera,
e arrivasse fin’ ‘a sera
senza di’: nzerràte lla’!
— Eduardo De Filippo